E’ sempre più comune la pratica di linkare i titoli degli articoli presenti in anteprima nelle home di siti di informazioni, non all’articolo completo, ma alla categoria dello stesso.
Obbligando il naviagatore ad un ulteriore passaggio e ad osservare l’elenco degli articoli sullo stesso argomento.
Cosa ne pensate, in quali situazioni può tornare utile?
Vi linko la nuova Guida pratica a Twitter scritta dall’insostituibile Giorgio Taverniti.
Buona lettura.
Effettuando una ricerca avanzata e impostando l’intervallo temporale delle pagine da visualizzare, si presenterà davanti a noia una nuova (in inglese già c’era) interfaccia. Un passo avanti verso l’instant search da parte di Google.
Opzioni disponibili, alcune delle quali presenti già da tempo, sono:
Senza fornire screenshot ho preferito nel testo linkare alcune pagine di esempio.
Questo gruppo non ha più amministratori! o per dirla all’inglese There are no admins left in this group!. Comincia da questa frase la caccia ai gruppi di Facebook senza amministratore.
Si, perché ormai di caccia si tratta, anzi la definirei una vera e propria guerra.
Penso di essere forse il primo al mondo a parlarne esplicitamente, ma in tanti hanno scoperto l’espediente o lo usano abitualmente.
Tutti tacciono sperando che il metodo continui a funzionare quanto più a lungo possibile, ma credo che Facebook stia per prendere provvedimenti.
Facebook per molti è un gioco, per altri è un business basato sugli utenti. Ad esempio avere dei gruppi numerosi vuol dire avere tante persone in ascolto a cui inviare messaggi pubblicitari di vario genere.
Si possono promuovere innanzitutto dei siti, degli eventi, ma anche prodotti, servizi o semplicemente altri gruppi che si vuol far diventare ancor più numerosi.
Sempre più spesso, anziché promuovere qualcosa, si punta addirittura a vendere il gruppo su forum di discussione o siti di annunci.
Ma entriamo un po’ nella pratica di questo torbido mondo.
All’inizio i sistemi per ottenere dei gruppi con decine di migliaia di utenti si basavano soprattutto sulla creduloneria o, come indicata su alcune delle più note guide inglesi sull’argomento, sulla stupidity degli utenti.
Si creava un gruppo, si diceva che iscrivendosi al gruppo si potevano ottenere dei servizi speciali (scopri chi visita il tuo profilo, colora il tuo facebook, guarda le foto di tutti, bla bla bla…), magari ornando il tutto con una fantomatica applicazione (quasi sempre del tutto vuota) da attivare e indicando esplicitamente che per ottenere i vantaggi promessi bisognava invitare qualche decina di amici ad iscriversi ed attendere fiduciosi.
Una tecnica virale, stile catena di Sant’Antonio che nel giro di pochi giorni faceva (e fa tutt’ora) esplodere gruppi con centinaia di migliaia di iscritti.
Tuttavia l’ultima, meno faticosa, tendenza è un’altra.
Facebook di frequente individua gli utenti che fanno spam, anche grazie alle segnalazioni degli utenti, e sospende i loro account. In altri casi più rari, sono gli utenti che si cancellano spontaneamente o si rimuovono da amministratori di gruppi.
In tutte queste situazioni i gruppi creati dall’utente cancellato non vengono eliminati e permangono su Facebook.
Nella home dei gruppi compare l’annuncio Questo gruppo non ha più amministratori! e, se si è iscritti, appare anche una seconda frase: I membri avranno a breve la possibilità di diventare amministratori.
Questo significa che dopo qualche giorno comparirà il link Diventa amministratore, che con un semplice click consente di impossessarsi del gruppo con tutti i suoi utenti iscritti, belli e pronti a cui è possibile inviare messaggi i ogni genere.
Niente di più ghiotto per chi vuole proprio dei gruppi numerosi. Non a caso sono in tanti in tutto il mondo ad usare la tecnica che ha il vantaggio di essere semplice, rapida e soprattutto perfettamente legale, in quanto è un’opzione resa disponibile dai gestori.
Non è raro cercando gruppi di questo tipo notare dei nickname di fantasia che sono amministratori di numerosi gruppi, che fino a poche ore prima erano senza amministratore. Probabilmente qualcuno ha persino creato dei software che verificano la possibilità di diventare amministratore, oppure c’è chi sta lì tutto il giorno a verificare la situazione, infatti dopo pochi istanti dalla comparsa del link Diventa amministratore i gruppi risultano presi dai soliti nick.
A seconda delle necessità, una volta divenuti amministratori è possibile pure cambiare il titolo e l’argomento del gruppo, confezionandolo su misura.
Bruciando le tappe, in pochi giorni si possono raggiungere centinaia di migliaia di persone.
Per concludere vi chiederete: ma come si fa a cercare questi gruppi? La stranda più banale ed efficace è sicuramente Google, in diverse varianti a seconda della vostra fantasia.
Se condividete questa notizia su blog o forum di discussione vi invito gentilmente a riportare un link a questo articolo, che inaugura la categoria Black Hat Seo sul mio blog.
La “vita” virtuale si evolve…
A luglio avevo posto con largo anticipo un problema, cioè quello delle persone morte registrate su Facebook.
A distanza di diversi mesi, a dimostrare la necessità di interventi, è arriva una proposta da parte di Facebook.
Nel blog ufficiale è stata annunciato un modulo di contatto, tramite il quale è possibile richiedere la trasformazione di un profilo da standard a commemorativo. Una sorta di profilo ricordo (o se preferire di tomba virtuale) per l’utente scomparso.
Sul sito si legge:
ATTENZIONE: questo modulo è destinato esclusivamente alla segnalazione del decesso di una persona, al fine di trasformare il suo account in un account commemorativo. Nell’account commemorativo, verranno rimosse alcune informazioni riservate e la privacy verrà impostata in modo che solo gli amici confermati possano accedere al profilo o trovarlo nelle ricerche. La bacheca continuerà ad essere visualizzata, consentendo ad amici e familiari pubblicare post in ricordo della persona scomparsa. Non risponderemo alle richieste di altro tipo ricevute mediante questo modulo.
Dopo questo bel post vi autorizzo ad una grattata virtuale o reale.
Qualcosa di simile era successa a Youtube prima di cadere nelle mani di Google. I siti di successo planetario nel loro massimo momento di crescita hanno un divario tra risorse disponibili e utenti attivi. Spesso a causa di una mancanta monetizzazione.
Così sempre più spesso su Facebook si assiste ad errori e a messaggi del tipo “Il tuo account è temporaneamente non disponibile a causa di lavori di manutenzione del sito. Tornerà disponibile a breve. Ci scusiamo per il disagio.”
Un vero e proprio pugno nello stomaco per i tanti facebook-dipendenti patologici, che cadono al volo in una crisi di astinenza da gossip telematico.
Come potrò vivere oggi senza sapere chi ha taggato i miei 3500 amici??
Il dubbio mi nasce spontaneo, mi chiedo se arriverà qualcuno con tanti soldi da acquistare tutto e potenziare l’infrastruttura di Facebook.. Quando arriverà.. e soprattutto chi sarà!?